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Matali Crasset intervistata da Nodus

matali crasset

Nodus collabora con i più famosi designer del mondo. Si tratta di creativi famosi per il loro stile e per la continua innovazione che sanno portare con le loro idee. Uno di questi artisti è Matali Crasset. L'abbiamo intervistata. Andiamo quindi a conoscerla meglio, per comprendere quali sono le sue idee sul design e quali sviluppi prevede per il futuro.

Come definiresti l'essenza o le caratteristiche primarie del tuo lavoro? Ogni designer ha il suo stile, il suo tratto distintivo... quali sono i tuoi? E poi: il design è più emozione, più razionalità/funzionalità o non c'è prevalenza tra uno dei due aspetti?
Al di là della funzione, che è un requisito minimo, vedo questo lavoro sempre più, attraverso i progetti che porto avanti, come quello di un'ostetrica, una maieutica. Si tratta sempre meno di plasmare la materia (l'estetica), piuttosto di far emergere, federare, organizzare, intorno a intenzioni e valori comuni, legami e reti di competenze, connivenze e socialità. La maggior parte dei progetti a cui sto lavorando attualmente evidenzia questa dimensione del lavoro collettivo e collaborativo. Penso al recente progetto Maison des Petits al 104 di Parigi, alle case nel bosco per il Vent des forêts a Fresnes au Mont nella Mosa, alla scuola Le blé en herbe a Trebedan in Bretagna con la Fondation de France, o alla fattoria HI.bride in corso nel Luberon a Villelaure. Quindi, c'è una dimensione sempre più locale che mi interessa molto. È chiaro che la contemporaneità non è più appannaggio esclusivo del mondo urbano.
Certo, disegno anche oggetti, ma gli oggetti non sono né il centro né la fine del processo creativo, ma una possibile attualizzazione tra altre (un'architettura, una scenografia, una mostra ecc.) in un dato momento, di un sistema di pensiero più ampio.

Quali sono le persone o le storie che ti hanno maggiormente influenzato nel tuo percorso professionale?
Ho avuto l'opportunità di lavorare con Denis Santachiara, che mi ha mostrato che uno studio può lavorare in modo sperimentale, e con Philippe Starck, che mi ha fatto capire diversi piani di progetto. I designer a cui mi sento più vicina sono Nanna Ditzel, per aver proposto nuove strade, e Bruno Munari, per la sua libertà.

Quanto la cultura del tuo Paese permea i tuoi progetti?
Ho scoperto ingenuamente di essere stata contagiata dal pensiero francese facendo dei workshop all'estero. Il modo di pensare in Francia è diverso, non migliore, ma semplicemente diverso.
Il mio modo di articolare i progetti è francese. Soprattutto questa possibilità di articolare un impegno culturale intorno a una proposta artistica e intorno a un impegno sociale.

Come immagini il futuro e quali saranno secondo te i nuovi trend del design?
Sono semplicemente una designer e non un'indovina, e non mi interessano le tendenze. Sono ancorata alla vita e alla realtà.

Che cosa pensi del ruolo della sostenibilità oggi? Pensi che sia un elemento base del design o un valore aggiunto?
Considero ogni progetto, ogni lavoro nel suo contesto. Quando ho costruito l'ecolodge Dar HI a Nefta, per esempio, abbiamo prima studiato i punti di forza e il know-how della zona, usando i mattoni locali, lavorando con le donne per fare i tetti, facendo i bacini con il marmo tunisino di Foussana, non importando nulla ma usando le competenze locali... Il progetto non può che essere più ricco ed emozionante in termini umani.

Quanto sono importanti le questioni sociali nel suo design e quanto spesso influenzano i tuoi progetti?
Ciò che è più importante per me è evocare il sensibile.

Che cosa pensi del ruolo dei tessuti nel design?
Per un anno, ho diretto un workshop sui tessuti per la Fondazione Hermès. I tessuti, soprattutto all'epoca del Covid-19, fanno riflettere sulla questione del flusso delle merci e della loro fabbricazione. E ci costringono a interrogare il senso del tatto in un'epoca in cui i corpi si evitano nello spazio sociale.

Per concludere, un aforisma o una frase che ti rappresenta.
Parafraserò una citazione dell'artista Robert Filliou: "Il design è ciò che rende la vita più interessante del design".

 

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